Rimettiamo gli studenti al centro dell’università- Sette



COSA C’ENTRA LA CULTURA con le tette di Sophia Loren?. Mi rispose cos, tra l’incredulo e l’infastidito, l’austero professore dell’Universit Statale di Milano a cui avevo chiesto perch non fosse possibile, nella Facolt di Lettere moderne, laurearsi con una tesi sul cinema. Erano gli anni Ottanta, Milano si apprestava a diventare edonista e “da bere”, ma l’universit pi prestigiosa della citt vigilava guardinga affinch il cinema e i media restassero fuori dall’iperuranico cielo della cultura. Non a caso, la prima cattedra di cinema, alla Statale, sarebbe arrivata solo nel 2001.

SONO PASSATI TANTI ANNI da allora e per i casi del destino mi ritrovo ora a essere, in Italia, il primo docente di cinema chiamato a guidare un ateneo. Cambiati i tempi? Cambiata l’aria? Un po’. Ma non sempre e non necessariamente in meglio. Da anni – da troppi anni – l’universit italiana pensata, programmata e governata in funzione dei professori. Dei loro interessi, delle loro pubblicazioni, delle loro carriere. Gli studenti spesso sono considerati un optional. Un accidente. Un incidente. Per molti, per troppi, la didattica un peso. Una routine. Un fastidio. Nessuno o quasi si interroga pi su cosa insegnare, e su come insegnare. Pochissimi sono ancora capaci di “portare il fuoco”. Di accendere l’aula. Di trasmettere la passione della conoscenza e l’incanto della cultura. Quei pochi, quasi mai ottengono l’idoneit al passaggio alla fascia pi alta della carriera. Per diventare ordinari, ormai, basta pubblicare sulle cosiddette riviste di fascia A: dove pubblichi se ti conformi. Ogni eresia bandita. La quantit prevale sulla qualit. La didattica non conta. Il conformismo (cio l’adesione al canone dominante della comunit scientifica di riferimento) il massimo valore. Non va. Cos non va. Non va lontano un’universit cos.

IL CINEMA mi ha insegnato a essere visionario. A cercare di vedere sempre oltre. E, soprattutto, a valutare sempre cosa c’ nel fuoricampo. Nel fuoricampo dell’universit italiana ci sono gli studenti. E c’ il Paese, con i suoi bisogni, le sue necessit. Inebetita dall’algoritmocrazia e dalla sempre pi soffocante burocrazia, l’universit italiana ha in buona parte smesso di svolgere quella che dovrebbe essere la sua funzione principale: formare la classe dirigente per l’Italia di domani. Siamo il Paese con il pi basso tasso di scolarizzazione e con il minor numero di laureati di tutto l’Occidente. Come denunciava gi Pier Paolo Pasolini all’inizio degli anni Sessanta: Il popolo pi analfabeta, la borghesia pi ignorante d’Europa. Da allora la situazione non cambiata, per certi versi perfino peggiorata. L’incompetenza dilaga, l’analfabetismo cresce (ci sono stime che parlano di cifre vicine al 30% della popolazione adulta) e nessuno fa nulla. Nessuno capisce che l non c’ un problema tra gli altri, l il problema, ed l che bisogna con urgenza intervenire. A me lo insegn, proprio negli anni Ottanta, il professore con cui mi sono laureato con una tesi non sul cinema ma sull’industria culturale (in particolare sul romanzo giallo nell’Italia degli anni Trenta). Vittorio Spinazzola – cos si chiama il mio Maestro – ci insegnava che il vero problema dell’Italia era ed la mancanza totale di democrazia culturale. Non c’ democrazia politica possibile se prima non c’ una democrazia delle competenze e della conoscenza. E non c’ inganno peggiore, e truffa pi subdola che distruggere il valore della competenza e far credere al popolo pi analfabeta e alla borghesia pi ignorante d’Europa che competenza e conoscenza non servono a nulla, che sono attributi inutili di una presunta casta e che chiunque pu guidare il Paese anche se privo delle minime competenze per farlo.

ESSERE VISIONARI oggi significa trovare la forza per riportare il fuoco nelle aule e nel Paese, facendo capire che senza competenza diffusa non c’ e non possibile nessuna forma di democrazia. Da rettore mi batter per questo. Per rimettere gli studenti al centro. Per favorire una democrazia culturale diffusa e partecipata. E per dimostrare che anche le tette di Sophia Loren, a modo loro, possono avere a che fare con la cultura.

10 agosto 2018 (modifica il 10 agosto 2018 | 10:19)

© RIPRODUZIONE RISERVATA



Continua a leggere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *